4 passi per l'Italia Beverage Il blog di Fulvio News

Il vino merita rispetto … fino all’ultima goccia

A un certo punto sembrava che la birra dovesse prendere il sopravvento, sembrava che in una delle terre più amate da Bacco dovesse prevalere il luppolo. Meno impegnativa da consumare ma anche da produrre. E’ successo non molti anni fa. Spinta dalle nuove generazioni, senza allontanarsi dalla pizza, la birra arrivava nell’area gourmet della tavola italiana grazie anche al proliferare di una miriade di micro-birrifici artigianali (a cui, nei nostri reportage, stiamo dedicando ampi spazi) e alle spinte innovative che ne derivarono. In un fantasmagorico alternarsi di etichette, una giostra di aromi, colori, gradazioni fino ad arrivare ad affinare le tecniche di produzione, introducendo, tra l’altro, la versione barricata. L’amica bionda è diventata una via di fuga che ha aperto le sempre più inchiavardate porte del lavoro a molti giovani che hanno trasformato in mestiere un piacere. Eh sì, la crisi solletica la fantasia, adagiandola su un letto di coraggio. Così l’Italia, terra di vigneti e vitigni, ha cominciato ad armeggiare bene anche con i “cipolloni” ramati in speziate sale di cottura.

Ma il vino fa sangue e il sangue da forza. Così, più o meno nello stesso periodo, ha tirato fuori il meglio di sé, direi, di sempre. Gli enologi hanno cominciato a viaggiare su e giù per la Penisola. I cuochi sono diventati stellati e si sono preoccupati molto di più anche del vino. Sono ricomparse molte autoctonie perdute. E sono nate tantissime enoteche con degustazione e con tanto di tagliere di tipicità al seguito. E tutta la ristorazione, in genere, è diventata più bevibile. I giovani si sono decisamente avvicinati al vino come non lo erano mai stati senza, però, ripudiare la birra che ha il suo perché e i suoi luoghi di culto, oltre all’eterno amore che la lega alla pizza. Tutto questo ha portato l’Italia a superare la Francia diventando enoprimatista mondiale.

Recentemente, però, ho sentito personalmente suonare alcuni campanelli d’allarme. Mi sono capitati tre episodi che voglio condividere. In due enoteche milanesi mi hanno servito un calice di vino evidentemente aperto da qualche giorno e già inequivocabilmente marsalato. In entrambi i casi mi è stato sostituito il calice, nella prima enoteca con scuse e facendomi omaggio della consumazione, nell’altra, boffonchiando un po’, con una vena di fastidio e sostenendo che il secondo calice, perfettamente bevibile, conteneva vino proveniente dalla stessa bottiglia. Considerata l’insostenibilità della cosa mi hanno evidentemente dato del “pirla” come amano fare i milanesi in vena di effusioni.

Un fatto analogo, ma più preoccupante, mi è accaduto qualche giorno più tardi partecipando a una rassegna di prodotti tipici, offerti gratuitamente al pubblico perché potesse godere della qualità proposta. Non dirò il nome dell’azienda, né la zona di produzione o la tipologia del vino, fatto sta che ho assaggiato prima un rosso, poi un bianco ed entrambi i vini presentavano, ancora, quel tratto inconfondibile che lo rende simile al marsala.

Se nei primi due casi posso pensare a un po’ di superficialità nella gestione del prodotto o di malizia sperando nel cliente inesperto, nell’ultimo episodio sono rimasto allibito …  non era un rivenditore ma il produttore, non stava vendendo ma erano assaggi … stava spendendo il nome della sua azienda!

E’ un piacere gustare prodotti di eccellenza, un onore se sono italiani. E’ gratificante ma faticoso e rischioso portare in alto la qualità, cercando la novità senza uccidere la tradizione, come hanno fatto molti produttori nostrani. Volendo difendere i traguardi raggiunti e sperando sempre in ulteriori miglioramenti, perché chi ama il fare non si pone limiti nella possibilità di dare … un consiglio che è anche una preghiera: se scegliete di fare l’oste limitate l’offerta a vantaggio della qualità e le poche bottiglie che proporrete non avranno il tempo di diventare marsala …  Non offrite il vino che dovete finire ma quello che fa innamorare e avrete un cliente fedele. Se invece non sapete fare il produttore potete scegliere fra un buon enologo o un altro mestiere.

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