4 passi per l'Italia Il blog di Fulvio

Trabocchi . . . una cena a base di mare

I Trabocchi … forse la materializzazione inconsapevole dello slancio dell’uomo verso la profonda libertà del mare che i nostri padri amavano chiamare “l’ignoto”, il tentativo umile di creare un contatto permanente tra il dono e colui che lo riceve, …..

In prosa il trabocco, che deriva da trabocchetto ossia la trappola in cui erano destinati a cadere i pesci, è un piccolo fortilizio incastonato nei fondali più giovani dell’Adriatico abruzzese. Questa macchina da pesca inventata, sembra, dai fenici, è riapparsa sulla costa teatina alla fine del XVIII° secolo sulla punta di tutte le lingue di terra che osavano spingersi nel mare aperto, allo scopo di consentire ai pescatori di liberarsi dai vincoli meteorologici e di pescare senza “uscire”. Il trabocco veniva realizzato con materiali di risulta ma non casuali: legno del pino d’Aleppo, tipico del medio Adriatico, quindi del tutto disponibile, modellabile e resistente alla salsedine e al forte Maestrale che batte quei tratti di costa, a sostegno della “palafitta” da cui prendeva vita un sistema di monumentali bracci lignei che abbracciavano e affondavano le reti attraverso un complesso e faticoso accrocchio di argani. In tempi più recenti la tenuta dei “casotti del mare” è stata rafforzata utilizzando tratti dei binari di quella che era la prima strada ferrata litoranea serpeggiante lungo la costa a sud di Pescara, oggi spostata leggermente più a monte. Quel tratto di costa, pedinata a vista dalla statale 16 Adriatica, che si snoda per circa 70 chilometri da Francavilla al Mare fino a San Salvo, passando per Ortona, Fossacesia, San Vito Chietino e Vasto è, quindi, la Costa dei Trabocchi, un territorio completamente compreso nella provincia di Chieti, un capoluogo confinato in un entroterra a cui è negata la gioia di ammirarne la bellezza che lo stesso D’Annunzio immortalò.

I “traboccanti” di oggi sono diventati in alcuni casi “ristoratori” e nelle loro “intime palafitte”, propongono quello che i loro nonni proponevano alle loro famiglie, quel pesce freschissimo, definito indegnamente “povero” che ha reso ricche di vita intere generazioni di abruzzesi.  Freschezza in testa, la qualità del pesce è ottima, la varietà è quella proposta dalla costa e dagli scogli particolarmente adatta alle zuppe, alle abbondanti grigliate e alle mitiche spaghettate ricche di molluschi o mitili, che dir si voglia, come cozze e vongole ma anche delle specie che vivono sotto costa o tra gli scogli.

Come detto non tutti i trabocchi sono “commestibili” ma non è difficile individuare quelli che oltre agli occhi e al cuore coinvolgono anche lo stomaco. Tra gli altri il Trabocco Punta Cavalluccio, il Trabocco Punta Torre e il Trabocco Spezza Catena appartengono alla Famiglia Verì, la più antica fra quelle dei Traboccanti. D’Annunzio cita i Trabocchi nel “Trionfo della morte” parlando del Trabocco a punta di “Turchinije” (1889) su cui si affaccia la terrazza del suo Eremo a San Vito Chietino.

E’ possibile visitare le strutture e su prenotazione mangiare nei Trabocchi di Punta Cavalluccio a Rocca San Giovanni e Punta Fornace sul Molo di San Vito Marina, sospesi tra il mare e il vento.

 

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