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Pastiglie Leone, 160 dolci anni di storia

Al solo nominarle in ognuno di noi si risvegliano teneri ricordi dell’infanzia ormai assopiti, si riaccendono le papille gustative per riportare alla mente i sapori di un tempo, che ancora oggi però emozionano e riempiono l’anima. Questo perché quella di Pastiglie Leone, di quei piccoli ma deliziosi bottoncini color pastello, non è solo la storia di un’azienda … è la storia di un Paese, è la storia di tradizioni e di piccoli gesti che dai tempi dei nostri nonni e dei nostri genitori accompagnano, ancora oggi, la nostra vita.

Le piccole pastiglie colorate sono nate nel 1857 in una confetteria vicino ad Alba, da Luigi Leone che ha iniziato a produrre piccole, intense e fragranti caramelle come digestivo di fine pasto. Sono talmente riconosciute e apprezzate, che “Marca Leun” in piemontese, è diventato un termine utilizzato per indicare una produzione fatta ad arte, un oggetto o realizzazione dell’eccellenza che può vantare una qualità indiscutibile (ndr: pare che Primo Levi abbia utilizzato questo termine in “Chiave a stella” dove il protagonista Faussone esprime la sua ammirazione per un’opera ingegneristica con l’espressione “Marca Leone!”).

Fu lo stesso Luigi Leone che, sul finire del 1800, lanciò la prima scatola “da passeggio” divenuta nel tempo un’icona. E fu così che le pastiglie entrarono nelle borsette delle dame e nel taschino dei gentiluomini.

L’azienda ha una storia davvero affascinante, ricca di episodi che si intrecciano con la Storia d’Italia. Una storia che diventa ancora più emozionante se raccontata dalla voce del Ragionier Guido Monero, l’attuale Presidente e figlio di colei che assunse le redini dell’attività nel 1934 alla morte del Signor Leone: un uomo di raffinatissima cultura e massimo esperto di confetteria e arte cioccolatiera. Ma andiamo per gradi. Il Signor Leone, forte del successo delle sue pastiglie, si spostò proprio a Torino, capitale della dolcezza oltre che d’Italia: aprendo una prima bottega torinese dove accolse clienti illustri quali la Real Casa di Savoia (motivo per cui le confezioni possono vantarne il vessillo) e addirittura Camillo Benso Conte di Cavour che, pare, durante i suoi interventi, soleva mangiare una delle sue preferite caramelle Leone, le gommose alla liquirizia aromatizzate alla violetta, divenute per questo famose con il soprannome di “senateurs”.

Questo Leone doveva essere davvero un uomo di ingegno e creatività. Poco dopo l’Unità d’Italia, Luigi Leone decide infatti di inventare un nuovo gusto di pastiglie ispirate alla pastiera napoletana e al profumo del fiore di zagara (fior d’arancio), dedicandole al primogenito del re Umberto I, Principe di Napoli da cui deriva il nome di questo gusto: “Principe di Napoli”. Ancora attuali, queste pastiglie sono uno dei gusti più iconici e venduti da Pastiglie Leone!

Dicevamo che alla morte del Signor Leone, nel 1934, Giselda Balla Monero, allora proprietaria con il fratello Celso Balla di un ingrosso dolciario che rivendeva i prodotti Leone, acquistò la confetteria Leone. Sembra che con il suo temperamento forte e la sua audacia manageriale, caratteristiche all’epoca decisamente fuori dall’ordinario per una donna, Giselda fosse denominata dai suoi collaboratori “La Leonessa”. La Signora Giselda Balla Monero ha guidato l’azienda fino agli anni ‘80 quando il timone è passato nelle mani del figlio, Guido Monero, appunto.

L’azienda oggi ha sede a Collegno (in provincia di Torino) dove ha trasferito tutta la produzione sia delle caramelle che delle tavolette di cioccolato. Un posto incredibile, dove tradizione e innovazione danno vita ogni giorno a una magica atmosfera, fatta di profumi di essenze,  zucchero, spezie che si confondono con la musica delle macchine al lavoro, i colori morbidi degli impasti e le consistenze soffici delle gelatine. A Collegno vengono prodotte, ancora come nel 1857, tutte le caramelle Leone (dalle pastiglie alle gommose, alle gelatine) con i tradizionali stampi in
bronzo e utilizzando poche materie prime di alta qualità.
Un luogo dove è facile tornare bambini incuriositi e ipnotizzati.

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