Food

Lo Street Food nell’antica Pompei.

Ruins of ancient Roman city of Pompeii. Thermopolium -

Lo Street Food nell’antica Pompei. Se qualcuno di voi pensa che lo Street Food abbia le sue radici negli USA si sbaglia di grosso. Le prime tracce risalgono a circa 10.000 anni fa.
I greci già descrivevano l’usanza egizia, tradizione del porto di Alessandria poi adottata in tutta la Grecia, di friggere il pesce e di venderlo per strada. Dalla Grecia il costume è passato al mondo romano, arricchendosi e trasformandosi attraverso innumerevoli varianti. Si sa, mentre gli americani consumano cibo da strada per due motivi fondamentali, uno non hanno molto di meglio da mangiare a tavola, due il pranzo per loro è uno spuntino (se così si può chiamare un hamburger ricolmo di condimenti), noi Italiani abbiamo una motivazione che proviene dalla cultura profonda di un popolo antico: amiamo la socialità, la chiacchiera al “bar”, la convivialità.
La prova dell’esistenza della cultura del cibo da strada al tempo dei romani la troviamo a Pompei nelle sue botteghe da strada. In molte parti del mondo sono stati ritrovati resti di botteghe ma solo a Pompei ne è stato rinvenuto un gran numero in buono stato di conservazione.  Queste botteghe erano dette anche thermopolia o cauponae ed erano proprio le antenate dell’attuale street food dove era possibile non solo mangiare ma anche bere bevande alcooliche, normalmente vino annacquato (ai romani piaceva così).
Il materiale utilizzato per queste costruzioni è un umile e spartano tufo bigio di Nocera, tagliato in grandi massi parallelepipedi, perfettamente squadrati. Una caratteristica rilevante comune a tutte queste costruzioni, che possiamo ritrovare anche nei moderni fast food, è l’ampiezza di tutti gli ambienti – molto spesso più grandi delle stesse abitazioni. Queste botteghe, a differenza di quelle realizzate nel periodo successivo, raggiungevano talvolta circa 4,5 metri di larghezza per 5 di altezza. Le tabulae , i banconi della taverna fatti in legno o pietra, nei casi più raffinati ricoperta di marmo, contenevano quasi sempre i dolia, vasi in terracotta murati al loro interno in modo tale che ne sporgesse solamente l’orlo. Le dimensioni dei dolia variavano a seconda di ciò che vi si doveva conservare ed erano adatti sia per le merci solide – come i cereali – sia per quelle liquide: il buon nettare degli dei. Il cibo si poteva consumare sul posto ma poteva anche venire asportato per essere consumato a casa o passeggiando.
Il cibo di strada era ampiamente utilizzato dai residenti urbani più poveri che non potevano permettersi di avere in casa un forno o una cucina ma anche dai più ricchi che non disdegnavano uno spuntino presso questi fast food ante litteram! Anzi erano posti molto frequentati a Pompei che era una città popolosa e ospitava molti viaggiatori e turisti. Il cibo di strada più comune e più economico era la zuppa di ceci e, ovviamente, anche il pane e le focacce. Per i palati più fini c’erano anche cibi a base di carne come le salsicce con formaggio!

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