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Dalle Pipe a “I Fasou de’ Brebbie”

Dalle pipe ai fagioli il passo è lungo ma l’Italia è sempre stata lunga e con il passare dei secoli si è ben abituata alla sua morfologia fino a farla diventare il suo plus.

Delle pipe, della centrale del Bardello, della prima illuminazione pubblica abbiamo già visto… non ci resta che parlare del fagiolo, il fagiolo di Brebbia, il fagiolo dall’occhio, che deve il suo nome a una macchiolina rotonda e scura presente al centro della sua concavità.
fagiolo_brebbiaQuanto è stato ed è importante questo incontro per Brebbia? Direi tanto, così tanto che i suoi abitanti, i brebbiesi, da tempo immemorabile vengono chiamati “Fasòeu” (letteralmente “fagioli” nello slang locale). Originario dei Paesi del bacino del Mediterraneo, questo fagiolo arriva sulle rive del lago Maggiore circa duemila anni fa portato dal console romano a Milano che sostò a Brebbia durante una visita alle legioni disposte sul Verbano nel periodo dei festeggiamenti in onore della dea Minerva, al termine dei quali veniva immolato alla dea un agnello (l’ara su cui veniva fatto il sacrificio è ancora in parte visibile incastonata nel portale laterale della chiesa dei SS. Pietro e Paolo). Nel corso di quella visita il console donò alla guarnigione 10 giare contenenti semi del fagiolini dall’occhio. Ne nacque un feeling intramontabile tra le prosperose terre delle valli del Verbano e il fagiolino dall’occhio che, nel tempo, fu adottato nei monasteri come alternativa proteica alle carni nei periodi di digiuno e astinenza, divenendo simbolo di umiltà, mortificazione e castità. Mentre tra il popolo, sempre per le sue proprietà nutritive e per il gusto sapido e corposo, veniva considerato afrodisiaco oltre che idoneo alla realizzazione di prodotti destinati alla cosmesi femminile. L’autunno del fagiolo dall’occhio venne con l’arrivo dei fagioli provenienti dalle Americhe, capaci di garantire coltivazioni più redditizie, in termini meramente quantitativi. Recentemente è tornata la primavera per il fagiolino del Verbano: la comunità brebbiese ha intrapreso un processo di reintroduzione dell’antica coltivazione attraverso piccoli impianti e orti famigliari.
Questo fagiolo ha due caratteristiche che lo rendono unico: una buccia molto sottile facilmente digeribile che evita a chi lo mangia il fastidioso gonfiore causato dagli altri legumi, una consistenza che lo rende molto duttile in cucina, tanto che viene utilizzato anche per i risotti. Il fagiolo dall’occhio è diventato per Brebbia una sorta di antidoto alla globalizzazione, un catalizzatore di identità perduta in grado di generare una piccola economia rurale dal potenziale interessante. Per il momento il comune lo coltiva in due campi grazie all’aiuto di alcuni volontari che ogni giorno curano con pazienza certosina le coltivazioni in previsione della sbacellatura, che si tiene il 19 settembre nella piazza centrale del paese. Un rito a cui nessuno si sottrae, un momento di partecipazione popolare benaugurante alla soglia del lungo e freddo inverno.

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