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Il “cereale” che cresce sull’albero

Agli inizi degli anni ’50, parliamo del XX secolo, l’Italia toccò i suoi massimi storici nella produzione di castagne con una media di quasi 10 quintali per ognuno dei tanti ettari di castagneto presenti nella penisola, predisposta, dal punto di vista orografico, alla castanicoltura con la corona delle Alpi e la spina dorsale degli Appennini. La raccolta nazionale negli anni a cavallo tra il 1951 e il 1952 toccò il milione e 700 mila castagne. Un traguardo che rappresentava la sintesi del lungo percorso dedicato a un frutto che ha significato per parecchio tempo una delle principali risorse alimentari di intere popolazioni. “Il cereale che cresce sull’albero” è infatti molto simile al riso e al frumento dal punto di vista nutrizionale e, nascendo spontaneo, molto meno impegnativo per garantire la sua disponibilità. L’intervento dell’uomo è stato sempre unicamente concentrato sulla raccolta, la trasformazione e la conservazione del prodotto, limitandosi a cercare diversi modi di propagazione della pianta, ad affinarne le qualità, aumentarne le varietà e, conseguentemente, migliorarne il frutto che poteva essere utilizzato fresco, secco o macinato ai molini.

“Il cereale che cresce sull’albero” rappresenta una valida alternativa al grano e la sua farina viene da secoli impiegata nella preparazione di pane e zuppe. In realtà definirla un’alternativa è un modo “moderno” di affrontare l’argomento.  Oggi è emerso in tutta la sua importanza il problema delle allergie ma, soprattutto, delle intolleranze tra le quali primeggia il glutine e la farina di castagna è sicuramente una valida alternativa. Tuttavia per secoli, nelle sue varie modalità, la castagna è stata la dieta alimentare principe delle popolazioni montane e rurali, un alleato indispensabile per superare l’inverno. Una garanzia per la sopravvivenza di intere generazioni di montanari impossibilitati a consumare cereali e carne e tutti quegli alimenti maggiormente disponibili nelle altre stagioni dell’anno.

Tornando a un’analisi più attuale, la castagna si presenta molto ricca di fibre, ottima per una corretta attività intestinale e per la riduzione del colesterolo. Pochi grassi e una discreta quantità di proteine nobili ne fanno un alimento particolarmente indicato per gli sportivi perché ricco di potassio e di magnesio, oltre a calcio, fosforo e vitamine del gruppo B.

Recentemente si è aperta una più attenta lettura dei cosiddetti prodotti glutenfree che, per alcune correnti di pensiero, risolverebbero il problema della celiachia a scapito di importanti effetti collaterali negativi.

Alcune riflessioni: La castagna non è un prodotto gluternfree . . . è un frutto, quindi naturalmente privo di glutine ma assimilabile a un cereale perché presenta una percentuale di carboidrati che sfiora il 50% . . . è da noi particolarmente diffusa tanto che, un secolo fa, l’Italia è arrivata a esportarne nei soli Stati Uniti ben 35 mila tonnellate (1913) . . . attualmente non è un prodotto centrale nel nostro paniere tant’è che spesso la raccolta è libera . . . adottiamo la castagna un nuovo amico dal sapore antico.

 

http://dietagrupposanguigno.it/gnocchi-di-castagne-ricetta/

 

 

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