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Brebbia: la prima centrale idroelettrica, la storia della pipa in radica, la leggenda del fagiolo dell’occhio

foto_quarella_buzziBrebbia, poco più di tremila abitanti, la trovate nelle Valli del Medio Verbano, nella parte occidentale della Provincia di Varese.

Anche Brebbia è una delle non rarità che regalano eccellenza al nostro pregiatissimo palmares di tipicità così tipiche da diventare unicità.

In questa ridente località prealpina abbiamo incrociato due “leggende”: la pipa e il fagiolo dell’occhio.

Come sempre lasceremo ampio spazio alla vostra curiosità perché possiate tornare da soli sull’argomento con ampie possibilità di approfondimento a disposizione ma non possiamo passare a cuor leggero su due leggende quindi ne faremo due discorsi distinti.

Per il nostro viaggio tra le pipe ci siamo fatti aiutare da Enea Buzzi, 92 anni, fondatore di Brebbia Pipe che abbiamo incontrato nel “Museo della Pipa” che sta allestendo in prima persona presso la sede dell’azienda per dare testimonianza di almeno 300 anni di storia di questo accessorio simbolo del fumo meditativo.

Emozionante, sì è stato davvero emozionante entrare in un labirinto di leggende che sgorgavano l’una dall’altra come tante cascatelle nei pressi di una sorgente.

Non si può infatti parlare di Brebbia Pipe senza ricordare che lo stabilimento è nato negli stessi spazi in cui il nonno di Enea, Achille, antesiniano in Italia della corrente idrica e dell’illuminazione pubblica, aveva fondato, nel 1890, la prima Centrale Idroelettrica italiana, che trae la sua ragione di esistere dalle acque del Bardello, un fiume senza affluenti, alimentato solo da acqua piovana. La Centrale e le pipe convivono ancora.

masterpieceNon ci sono pipe nel passato dei Buzzi prima di Enea. Il suo incontro con quella che sarebbe stata la sua vita avviene in un giorno della sua adolescenza su un vagone delle Ferrovie Nord. Un suo compagno di viaggio, Alberto Paronelli (la lucidità di Enea è sorprendente!), gli regala una pipa che diventa la prima tessera del mosaico Brebbia Pipe. Va considerato che quel giorno la prima fumata di Enea viene disturbata dalla pioggia. (Va precisato perché una delle tante varianti di Enea fu la pipa antipioggia).

L’avventura inizia nel 1945. Protagonisti Enea Buzzi e Achille Savinelli, un altro nome che la dice lunga sulla storia della pipa italiana.

Poco più tardi si divideranno dividendosi anche il mercato: Savinelli Italia, Buzzi estero.

In quegli stessi anni si dissolve nel nulla quella che era stata la realtà di punta della pipa in radica in Italia, la Leonida Rossi, nata nella seconda metà dell’800 a Comerio, a due passi da Brebbia, che nei suoi anni di gloria contava più di 700 dipendenti e i binari delle Ferrovie Nord che entravano nello stabilimento da cui usciva un vagone di pipe ogni settimana. Rossi, o Lola come lo chiamavano gli amici, fu testimone di nozze di Enea che si sposò a Comerio (ma le pipe, precisa Enea, non c’entravano nulla).

Nel museo c’è tutto: le pipe con il buco che nel secondo dopoguerra venivano esportate senza tassa perché inutilizzabili come pipe ma utili come esempio di lavorazione, una sorta di catalogo basato sulla visione del prodotto, una pratica che, ai tempi, costava meno di un catalogo stampato, i calumet, i bocchini, tutte le pipe con caldaia personalizzata destinate al mercato USA, i tanti brevetti depositati dalla  Brebbia, il legno di radica, la schiuma di mare, le antiche pipe di pietra, quelle tedesche di porcellana, le tantissime coppe vinte dalla Brebbia Pipe quando partecipava con successo ai campionati in cui i suoi portacolori primeggiavano nel fumare 3 grammi di tabacco nel tempo più lungo possibile. Capitano e leader della squadra Franca Faretti, compagna di Enea Buzzi.

Dietro al Museo, che prossimamente sarà aperto al pubblico, scorre il Bardello o, meglio, quel tratto del Bardello che nutre la Centrale Idroelettrica e che all’altezza di Brebbia Pipe viene deviato dal suo corso per andare a donare elettricità alla comunità che saluta il suo passaggio. Avete mai visto una centrale idroelettrica? Una di quelle celebri dell’Adda, per esempio, l’Esterle, la Bertini, …. Sono come chiese, austere e selvagge come la natura che le circonda perché il fiume che le alimenta deve essere “cattivo”, almeno in quel punto, pieno di grinta. Ed è proprio lì che sull’Adda si creano le rapide, il tratto non navigabile del fiume nel suo viaggio verso il Po. Luoghi appartati che invitano alla meditazione e forse non è un caso che la “fabbrica” delle pipe sia ospite di una Centrale Idroelettrica, la prima d’Italia!

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1 Commento

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    Tasty Italy | Wine, Food & Culture
    12 Settembre 2016 at 13:52

    […] il passare dei secoli si è ben abituata alla sua morfologia fino a farla diventare il suo plus. Delle pipe, della centrale del Bardello, della prima illuminazione pubblica abbiamo già visto… non ci resta che parlare del fagiolo, il fagiolo di Brebbia, il fagiolo dell’occhio, che deve […]

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