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Baladin Metodo Classico, quando il vino incontra la birra artigianale

È un po’ che non parlavo di birra e sono contenta di tornare a farlo con quello che è stato il mio primo amore, la Baladin. Il birrificio Baladin è una delle realtà che più si sono distinte negli ultimi 20 anni nel panorama delle birre artigianali italiane (è stata eletta Birra dell’Anno al concorso organizzato da Unionbirrai all’interno della manifestazione Rimini Beer Attraction).

La sua creazione è opera di un uomo stravagante e visionario come Teo Musso e la sua storia ha quel fascino tutto italiano dei grandi sogni, nati in piccoli paesi di provincia, che sono poi diventati realtà meravigliose. Musso è l’ultimo di quattro figli e cresce a Piozzo, un piccolo paese nelle Langhe, dove ancora oggi ha sede quella che ormai è una società agricola (producendo direttamente oltre l’80% dell’orzo base da maltare per le birre e di parte del luppolo).

Il suo amore per la birra nasce da un conflitto adolescenziale con il padre che lo “obbliga”, da buon italiano (e, sottolineerei, delle Langhe), a bere vino a tavola e l’adolescente Teo che si ribella pretendendo di bere birra al posto del vino. Senza volerlo, stava per nascere il vero amore.

Dal 1986, anno in cui Teo decise di aprire un pub a Piozzo chiamandolo Le Baladin, che in francese antico significa cantastorie, per rendere omaggio ad un circo itinerante di artisti di strada, ad oggi ne sono passati di ettolitri di birra  sotto le sapienti mani di Musso. Alla base della sua filosofia c’è la volontà di vedere la birra come abbinamento al cibo e non soltanto come bevanda. Per questo tutte le sue birre sono il risultato di un equilibrio di aromi. E di birre ne ha create davvero tante l’estro di questo poliedrico mastro birraio, contribuendo in maniera determinante alla diffusione della cultura birraria in Italia.

Una delle più recenti creazioni è la Baladin Metodo Classico Riserva 2015, che sintetizza l’incontro tra il mondo della birra e quella del vino grazie all’utilizzo del “Metodo Classico” tipico del vino spumantizzato “Alta Langa”. Per ottenere questa particolare tipologia di birra, dal gusto molto particolare, dolciastro ma allo stesso tempo pieno, sono stati impostati 3 cicli di rifermentazione di lungo periodo, ognuno di 2 anni, nelle cantine di Fontanafredda.

Il primo lotto è stato prodotto nel febbraio del 2014 e imbottigliato il 5 di marzo dello stesso anno. La riserva 2015, dopo aver riposato per 18 mesi in birrificio, è passata per la sboccatura, cioè l’apertura di ogni singola bottiglia per eliminare il lievito in eccesso. Il risultato è una birra ad elevata gradazione alcolica, dal fine perlage e dal gusto molto intenso.

Una particolarità. Se volete davvero degustare al meglio le birre di Teo Musso chiedete sempre il bicchiere Teku (acronimo con le iniziali dei nomi dei due “Inventori”), nato dall’idea di TEo e KUaska (Lorenzo Dabove) – massimo esperto italiano di birre – che nel 2006 hanno immaginato e dato vita alla forma del “bicchiere da birra universale”. Un bicchiere che è diventato con il tempo “Il bicchiere” italiano ufficiale per degustare la birra, perché grazie alla sua forma particolare riesce ad esaltare gli aromi e i sapori delle birre. Prosit!

 

Credits foto (Baladin)

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