4 passi per l'Italia Cultura News Tradizione Viaggi

Aosta da scoprire tra antichi tesori

Aosta, un tesoro nascosto. Si perché forse sono ancora di più le cose che conserva silenziosa sotto le sue radici che quello che oggi possiamo ammirare a cielo aperto. Fondata nel 25 a. C, è testimone ancora oggi di un patrimonio storico unico nel suo genere che ogni giorno continua a riaffiorare in modo inaspettato. Ne è prova la recentissima inaugurazione dellarea Megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, parco archeologico e museo che sorge su un deposito stratificato dell’era archeologica, scoperta nel 1969 durante gli scavi per la costruzione di un edificio residenziale. Furono così ritrovate per caso le prime stele antropomorfe che bloccarono i lavori di costruzione dando il via alla ricerca archeologica. Durata diversi decenni, oggi ci permette di ammirare, a sei metri sotto il livello della strada, un patrimonio storico di sei mila anni fa che va dal neolitico al medioevo. L’area, che si estende su una superficie di circa un ettaro, è un museo appena aperto ma ancora in divenire, che prevede ancora due lotti di scavi e studi archeologici che si concluderanno nel 2024 portando alla luce altre importanti testimonianze ancora conservate sotto terra. Il museo offre un percorso che conduce il visitatore nella storia grazie a un allestimento e ad una tecnica narrativa moderna fatta di proiezioni, possibilità di toccare con mano le riproduzioni di quanto rinvenuto, racconti su supporti multimediali e digitali, descrizioni in braille che hanno il potere di immergere nella preistoria tutti i visitatori, ammaliando grandi e bambini.

Come ulteriore dimostrazione che la storia è davvero parte delle fondamenta della città, il Criptoportico forense nel centro di Aosta, in Piazza Giovanni XXIII°, esattamente sotto la Cattedrale di Santa Maria Assunta che getta letteralmente le sua fondamenta tra le sue volte,  è un monumento affascinante che poche città del mondo romano possono vantare. Realizzato principalmente con una funzione di sostegno, è un corridoio seminterrato a doppia navata illuminato da una serie di finestrelle al cui interno la temperatura si mantiene costante tutto l’anno. La sua funzione è ancora oggi incerta ma, come sembrano documentare alcune carte medievali, le strutture del Criptoportico continuarono a essere utilizzate anche nei secoli successivi, quando vennero trasformate in cantine e denominate, per consuetudine popolare, “Marché des Romains”. Il sapiente restauro ha permesso di conservare questi ambienti spettacolari, in cui immergersi e camminare sui tre lati di quello che fu il portico della storia antica di Aosta, donando una sensazione unica. Sembrerà assurdo, ma il lato non percorribile oggi fa parte di proprietà private come cantine e taverne che si estendono sotto la piazza.

Per tornare ai tempi nostri e avere l’occasione per vivere un po’ di quest’atmosfera medioevale, sono due gli appuntamenti da non perdere.

Il primo è il mercatino di Natale, chiamato anche Marché Vert Noël. Tra le antiche pietre del Teatro Romano, in una location unica e suggestiva, dal 26 novembre all’8 gennaio, prende vita un vero e proprio villaggio alpino nel cuore della città di Aosta. Qui prevale il colore del legno, di luci e addobbi di magici e ricchi chalet che espongono produzioni artistiche locali, prodotti enogastronomici DOC e DOP, artigianato locale del territorio. Le produzioni artigianali esposte comprendono candele, saponi artigianali, ceramica, oggettistica artigianale in legno, oggetti e mobili di antiquariato, articoli e accessori di abbigliamento in lana cotta e feltro, canapa, pizzi, addobbi natalizi, prodotti eno-gastronomici tipici valdostani, dolciumi e pasticceria, oggetti realizzati con la tecnica del découpage o con altre tecniche manuali.

Un altro appuntamento è la Fiera di Sant’Orso il 30 e 31 gennaio. In questa occasione artisti e artigiani valdostani espongono con orgoglio i frutti del proprio lavoro lungo le vie del centro di Aosta.
Nel Medio Evo la fiera si svolgeva nel Borgo di Aosta, in quell’area circostante la Chiesa che porta il nome di Sant’Orso. Racconti leggendari narrano che tutto ha avuto inizio qui dove il Santo sarebbe stato solito distribuire ai poveri indumenti e “sabot”, le tipiche calzature di legno che sono ancora presentate alla fiera. Oggi tutto il centro cittadino è coinvolto nella manifestazione, all’interno e a fianco della cinta muraria romana che viene letteralmente invasa da sculture intagliate nel legno, lavorazioni della pietra ollare, ferro battuto e cuoio, indumenti realizzati con la tessitura del drap (stoffa in lana lavorata su antichi telai di legno), merletti, vimini, oggetti per la casa, scale in legno, botti e tantissimi altri oggetti della tradizione valdostana. La visita alla fiera di Sant’Orso è un’esperienza straordinaria e indimenticabile non tanto per l’aspetto commerciale quanto per il desiderio di artisti e artigiani di uscire dal proprio laboratorio per mostrare il loro lavoro e la creatività, frutto di tradizioni che hanno radici secolari.

La fiera di Sant’Orso è anche l’occasione per degustare i prodotti tipici della Valle d’Aosta dove i protagonisti sono indubbiamente formaggi e salumi. Il formaggio più noto è la fontina, insignita del titolo DOP fin dal 1957. La fontina, ingrediente base della classica polenta concia, è prodotta dai montanari utilizzando il latte di mucca intero e crudo, e pare che le tecniche della produzione, molto antiche, siano tuttora artigianali e in linea con la filosofia “chilometro zero”, senza pastorizzazione né lunghi trasporti. Se la fontina ha un gusto dolce, il Valle d’Aosta Fromadzo, prodotto soprattutto nella zona di Gressoney, è un formaggio semi-dolce, a tratti piccante, con numerose varianti di aromi. Tra i salumi tipici degno di nota è soprattutto il Jambon de Bosses, prodotto a Saint-Rhémy-en-Bosses, prosciutto crudo esaltato dai profumi della montagna perché viene stagionato, non meno di un anno, con timo, ginepro e altre erbe aromatiche. Il lardo d’Arnad, dolce e saporito allo stesso tempo, è un prodotto tipico protetto e inimitabile che matura in recipienti di legno di castagno o di rovere. La mocetta, infine, è l’inconfondibile carne essiccata di mucca, cervo o camoscio, da mangiare tagliata a fette molto sottili. Tra i dolci le “tegole” occupano il posto d’onore. Sono sottili biscotti circolari a base di nocciole e mandorle, ottimi da soli o ammorbiditi da una crema pasticciera o dalla tipica crema di Cogne a base di cioccolato e rhum. Sono ottimi accompagnati al Chaudelune Vin de Glace, un vino dolce vendemmiato nei mesi invernali in notturna a temperature molto rigide che permettono una raccolta dell’acino gelato prodotto dalla Cave du Vin Blanc de Morgex et de la Salle.

La festa popolare culmina nella “Veillà”, la veglia nella notte fra il 30 e 31 gennaio che si ispira alle lunghe serate invernali trascorse nella stalla. Gli uomini chiacchieravano, giocavano a carte oppure lavoravano il legno o sistemavano gli attrezzi agricoli mentre le donne filavano o facevano la maglia. Oggi, ad Aosta, durante la veillà, le vie del centro storico si riempiono di gente che prende parte al “giro delle crotte”, le caratteristiche cantine del centro storico, dove, per riscaldarsi, si beve un bicchiere di vin brulé degustando salumi e formaggi tipici locali.

www.lovevda.it

Potrebbe interessarti

Nessun commento

Rispondi