Cultura Food News

Quanta pubblicità “mangiano” i nostri bambini

Ricordate lo spot di Mc Donald  in cui a una famiglia seduta in pizzeria il cameriere domandava che pizza volessero ordinare e il bambino, che “non ha dubbi”, come recitava lo spot, chiedeva un Happy Meal?

La pubblicità scatenò le ire di associazioni di pizzaioli e nutrizionisti per il tentativo di  indirizzare il pubblico in generale e i bambini in particolare, a preferire il cibo da fast-food a discapito di un piatto sano e simbolo della cultura culinaria italiana come la pizza.

Si stima che in media ogni bambino sia esposto a circa 40.000 spot televisivi ogni anno.

I prodotti indirizzati a loro, come  dolciumi e cereali, sono spesso sponsorizzati da personaggi noti, ad esempio  cartoni animati o attori, per aumentare la desiderabilità del prodotto sfruttando l’aspirazione ad appartenere ad un determinato gruppo o stile di riferimento.

Indirettamente una marca di merendine sponsorizzata dall’idolo del momento trasmette l’idea che per essere come lui bisogna mangiare le stesse brioches.

Ma quanto davvero i bambini si lasciano influenzare dalla pubblicità?

Una ricerca australiana condotta da Sandra C Jones e  Lisa Kervin (2010)  ha analizzato quanto leggere riviste contenenti pubblicità di cibo spazzatura influenzasse  la preferenza nella scelta della merenda.

Hanno selezionato 47 bambini di età compresa tra i 5 e i 12 anni, ad alcuni di loro sono stati dati da leggere giornalini con messaggi promozionali e ad altri senza. Al  termine dell’attività è stato chiesto cosa preferissero mangiare , potendo scegliere  tra i prodotti di marca visti in precedenza nelle riviste, prodotti similari ma non di marca e cibi salutari quali la frutta.

Il campione che aveva letto giornalini con pubblicità si è dimostrato più incline a scegliere la merenda sponsorizzata. Inoltre, è stato in generale preferito il cibo spazzatura a quello sano, nonostante come criterio di scelta subito dopo il sapore, i bambini avessero detto di ricercare alimenti salutari.

Ma questo non è l’unico studio che mette in guardia sul fortissimo condizionamento della reclame.

L’associazione Cancer Reaserch UK (Camille Aznar et al., 2016) ha ottenuto simili risultati sull’influenza della pubblicità televisiva, evidenziando  come le scelte alimentari di un campione di 130  bambini  dai 4 ai 12 anni fosse fortemente condizionato dai messaggi promozionali visti in tv.

La ricerca desiderava sottolineare come l’adozione di un regime alimentare sano, fondamentale per prevenire obesità e neoplasie, possa essere minato dall’esposizione prolungata a messaggi pubblicitari di cibi poco sani ma presentati come  di tendenza.

Tuttavia, certificata l’influenza dell’advertising sui giovani, questa può diventare un’arma a doppio taglio ed essere utilizzata per incoraggiare a seguire una dieta sana.

Ad esempio, alcuni ricercatori dell’Università di Columbus (Andrew Hanks et. al, 2016) hanno, per sei settimane , tappezzato la mensa scolastica di una scuola elementare  di poster e immagini  “pro verdure”, rappresentando gli ortaggi come in grado di dare superpoteri. Ad alcuni degli alunni sono stati anche mostrati cartoni animati per spiegare l’importanza dell’assumere  frutta e verdura .

Alla fine del periodo di sperimentazione, il consumo di vegetali a mensa era praticamente raddoppiato e nei bambini che avevano visto anche  i video addirittura triplicato.

Questo è un risultato importantissimo se pensiamo alle implicazioni che potrebbero avere  progetti di questo tipo se  fossero messi in atto a livello nazionale.

Il futuro sembra quindi guardare al passato, perché in fondo in un cartone animato che promuove la consumazione di verdure non c’è nulla di nuovo.

Anzi, erano gli anni 30, precisamente il 17 gennaio 1929, quando fece la sua comparsa Braccia di Ferro.

All’epoca il consumo di spinaci aumentò tanto che i coltivatori texani di Crystal City gli dedicarono addirittura
una statua!

Cosa aspettiamo allora? Lasciamo perdere hamburger e patatine  fritte e torniamo a mangiare spinaci!

Potrebbe interessarti

Nessun commento

Rispondi