Il blog di Fulvio

Le intime magie dell’Italia che prepara la tavola

Ho deciso di partire! Sì, e ho deciso di dirvelo così, a bruciapelo, nella certezza di non sollevare alcuna invidia … forse qualche preoccupazione perché un’idea così, di questi tempi non brilla certo per originalità.

Sarà un piccolo viaggio nel sapere che io amo di più: l’Italia dal campo, dal mare, dai prati, dai boschi al piatto e al bicchiere. Ho scelto di stare il più vicino possibile al crinale dell’Appennino umbro-marchigiano, dove secoli, millenni di storia guardano con affetto materno la misticanza di odori, sapori, colori che stimolano i sensi di viaggiatori ammirati e curiosi.

Secondo abitudine e vera amicizia vi introdurrò in tutto quello che so e condividerò tutto quello che non so. Vi presenterò i volti, le mani, gli sguardi ma, soprattutto, i sogni dei nostri anfitrioni: coltivatori, allevatori, trasformatori stellati che per parlare scelgono sempre la via più breve. Sono abituati così ! … Se grandina il raccolto è perso, puoi parlare quanto vuoi ma il raccolto è perso e con lui tanti mesi di lavoro, di orgoglio e di speranza.

Dietro le tavole imbandite troviamo, spesso, burberi creativi in cucina e sognatori realisti nelle vigne e nei poderi, sulle barche e nelle stalle o negli alpeggi.

Srotoleremo insieme il tappeto di questo breve cammino, svelando una sola data per volta. Quindi la prima tappa e il primo incontro.

Cominceremo da Cantiano, un comune che conta poco più di 2000 abitanti, attraversato dalla via Flaminia, che unisce Roma a Rimini, ai piedi del massiccio del Catria che, con i suoi 1701 metri rappresenta la quota più alta della provincia di Pesaro e Urbino.

E a Cantiano incontreremo le Amarene, anzi l’Amareno o visciolo. Visciole i suoi frutti, simili alle ciliegie, un po’ più asprigne di un rosso più scuro e intenso.

E ai loro papà, Igor Lupatelli, titolare di “Morello Austera” e Gianfranco Bussotto di “Cerasus Cantiano”, chiederemo fatti e leggende del matrimonio antico che lega le visciole a Cantiano. Originarie dell’Armenia, importate dai Romani, hanno trovato alle falde dell’Appennino il loro microclima ideale.

Sarà un bel viaggio !

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