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La Napoli che non ti aspetti

Parlare di una città come Napoli in un articolo è un’impresa impossibile, salvo farlo diventare un’enciclopedia! Proprio per questo vi voglio raccontare una Napoli diversa, inusuale ma tappa obbligata per chi decide di visitare la città partenopea… la Napoli sotterranea!

E già perché Napoli oltre ad essere una città meravigliosa sopra è anche un’affascinante città sotto. Nonostante io abbia visitato tante volte Napoli non mi era mai capitato di fare i percorsi della Napoli sotterranea.

Napoli sotterranea” indica quel fitto e complesso reticolo di cunicoli e cavità a 40 mt di profondità che si trovano nel sottosuolo cittadino e ne formano una vera e propria città sotterranea che si estende sotto tutto il centro storico. Visitare queste gallerie significa tornare indietro nella storia, in un viaggio che percorre oltre 2400 anni, dai primi scavi che propongono un viaggio alla fine dell’era preistorica, per passare poi attraverso l’epoca greca, per arrivare, infine, a quella contemporanea. Nel corso dei secoli, infatti, queste gallerie sono state usate in diversi modi. I Greci, ad esempio, le scavarono per estrarre il tufo per la costruzione della città Neapolis. Gli scavi continuarono con i Romani che costruirono in epoca augustea un grandioso acquedotto e gallerie viarie. Agli inizi del 1900 si cessò di scavare nel sottosuolo per l’approvvigionamento idrico e la rete di cunicoli e cisterne di oltre 2 milioni di mq venne abbandonata. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e i conseguenti bombardamenti, le gallerie furono usate come rifugio antiaereo per la popolazione. Le cavità furono illuminate e sistemate per accogliere i napoletani che al suono della sirena si affrettavano a scendere per le scale che portavano in profondità.

Attualmente parte di queste cavità non sono più raggiungibili perché ostruite da detriti scaricati abusivamente da pozzi che collegavano strade e palazzi al sottosuolo. Per fortuna il lavoro di volontari e associazioni ha riportato “alla luce” una parte di questi percorsi, offrendo la possibilità di visite guidate.

Noi abbiamo fatto il percorso guidato della Napoli Sotterranea organizzato dall’Associazione Culturale Napoli Sotterranea, la prima a far conoscere al mondo le bellezze del sottosuolo partenopeo. Partendo da Piazza San Gaetano 68 abbiamo piano piano abbandonato la chiassosa piazza per scendere al di sotto in un luogo ovattato, dove sembra di tornare indietro nel tempo. Come parte del percorso abbiamo anche ammirato i resti dell’antico Teatro greco-romano di Napoli, conosciuto anche come Teatro di Nerone, che sono stati inglobati, a partire dal XV secolo, nelle abitazioni esistenti in Via Anticaglia, Vico Cinquesanti e Via S. Paolo. Una cosa incredibile che solo a Napoli poteva capitare…! Entrando in una tipica abitazione napoletana (chiamata “basso” perché si trova sul livello stradale della città) e semplicemente alzando una botola nel terreno posta sotto ad un letto, ci siamo ritrovati negli ambienti incredibilmente ben conservati del teatro romano dove Nerone aveva i suoi camerini privati!

La nostra visita si è conclusa con un’altra tappa obbligata… questa volta gastronomica… la sfogliatella di Scaturchio nella sede storica di Piazza San Domenico Maggiore, poco distante dalla fine del percorso della Napoli Sotterranea. Non si può non passare!

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Per completare il quadro, abbiamo deciso di fare un altro percorso del circuito la Napoli Sotterranea, quello della Galleria Borbonica (ingresso Via Domenico Morelli c/o Parcheggio Morelli): un percorso ricco di emozione, fascino e storia più recente. Nel 1853 Ferdinando II di Borbone ordinava la progettazione e costruzione di un viadotto sotterraneo che, passando sotto Monte Echia, congiungesse il Palazzo Reale con piazza Vittoria, prossima al mare e alle caserme. Questo percorso aveva uno scopo militare ed era una via di fuga dei monarchi (impauriti e preoccupati a seguito dei moti del 1848). Il progetto fu realizzato e completato nel maggio del 1855 dopo circa 3 anni di lavori realizzati totalmente a mano con picconi, martelli, cunei e con l’ausilio di illuminazione fornita da torce e candele. Negli anni successivi il progetto fu sospeso per motivi economici e per il variato assetto politico che portò all’unità d’Italia. Durante la Seconda Guerra Mondiale la Galleria ed alcune ex cisterne limitrofe furono utilizzate come ricovero dei cittadini (vi trovarono rifugio tra i 5.000 e i 10.000 napoletani) molti dei quali persero le case durante i bombardamenti subiti dalla città. Durante la visita si possono vedere resti di arredi, vari oggetti in ottimo stato di conservazione e i graffiti ai muri che testimoniano ancora oggi la grande paura dei bombardamenti, facendo riemergere un emozionante quanto tragico spaccato di vita e di storia cittadina.

Dopo la guerra e fino al 1970 la Galleria Borbonica fu utilizzata come Deposito Giudiziale Comunale dove veniva immagazzinato tutto ciò che era stato estratto dalle macerie dei bombardamenti e tutto quello che fino agli anni ‘70 veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri (durante la visita si possono ammirare numerosi veicoli e motoveicoli in buono stato degli anni ’40, ’50 e ’60).

blogmedia-859-specialitaEd ovviamente anche qui la nostra visita si è conclusa con una nota gastronomica… un aperitivo a base dei migliori taralli che si trovano in città, quelli ‘nzogna e pepe (taralli preparati con un impasto aromatizzato al pepe e alle mandorle) preparati con sapienti mani dal Tarallificio Leopoldo che dal 1940 offre prodotti dolci e salati tipici della tradizione culinaria partenopea.

Da non perdere se capitate a Napoli! Provare per credere!!

 

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1 Commento

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    renata cecchi
    7 Novembre 2016 at 16:07

    Da napoletana non posso che dire grazie…..l’articolo coglie il cuore e l’essenza della mia città!

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