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La Gallipoli, la “città bella”

Denominata La Perla dello Ionio, Gallipoli è sicuramente una rinomata destinazione estiva pugliese, dall’acqua turchese, il mare caldo, le spiagge bianche. Ma Gallipoli ha un fascino tale che merita di essere visitata in qualsiasi momento dell’anno.

Gallipoli sorge su un promontorio che domina due ampie insenature del mar Ionio da cui sembra derivi l’antico nome della città Anxa. Il nome della città deriva, in realtà, dal greco e significa “bella città”, ed è davvero una città incredibilmente bella e ricca di storia, da scoprire passeggiando senza meta per le piccole e strette stradine del suo caratteristico centro storico. Suddivisa in due, infatti, Gallipoli ha il centro storico situato su un’isola di natura calcarea, collegato al borgo nuovo da un ponte in muratura del XVII secolo. Pare che Plinio Il Vecchio abbia denominato Gallipoli “la terra remota della felicità”, parlando dell’ansa dall’aria particolarmente salubre.

La meraviglia del centro storico di Gallipoli è racchiusa sia nella sua splendida architettura, che testimonia i vari ranghi della società che lo abitavano, sia nel suo sottoterra. Eh già perché nel suo periodo d’oro (1600/1700) Gallipoli era conosciuta in tutto il mondo per la produzione di olio lampante (olio non commestibile da lampada) che veniva premuto nei frantoi ipogei – frantoi creati sotto terra (oggi il comune ne ha censiti 32 ancora esistenti). Pare che anche i reali inglesi dell’epoca volessero specificatamente l’olio di Gallipoli perché era più efficiente, chiaro e non puzzava.

I frantoi ipogei venivano ricavati dalla trasformazione di granai d’età messapica e di cripte di epoca bizantina presenti nel sottosuolo o più spesso scavati sotto edifici già esistenti, adeguandosi all’esistente e per questo sono considerati delle vere opere di ingegneria.

L’olio lampante prodotto in questi frantoi, da olive di alta qualità e in un ambiente particolare caratterizzato tra le altre cose dal tasso di umidità altissimo e dalla temperatura dell’aria costante, era particolarmente apprezzato in tutto il mondo ed era utilizzato per illuminare i grandi centri d’Europa come Parigi, Londra, Berlino, Vienna, Stoccolma, Oslo, Amsterdam, che lo hanno usato fino alla fine del XIX secolo, quando arrivò l’elettricità.

Anche gli scarti della produzione di olio lampante erano particolarmente ricercati dai saponieri francesi che lo utilizzavano per fare i loro famosi saponi.

Il lavoro nei frantoi era molto ambito perché ben pagato, anche se molto duro e a volte mortale: pare che lo stipendio di un anno impiegato in un frantoio ipogeo permetteva di mantenere la famiglia per vent’anni. Un lavoro però molto pericoloso: le bestie e gli operai vivevano e lavoravano insieme sottoterra, da ottobre a marzo.

Con l’invenzione dell’energia elettrica, il commercio dell’olio lampante entrò inevitabilmente in crisi e con esso anche la forza economica di Gallipoli.

Ma torniamo in superficie. All’interno del centro storico di Gallipoli non sono presenti palazzi più antichi del 1434, anno in cui la città fu rasa al suolo dalla flotta veneziana durante un duro scontro. Sulle strette vie del centro storico si affacciano splendidi edifici che rappresentano tre tipi di architettura:

  • quella popolare, caratterizzata da edifici che formano corti più o meno piccole dove si affacciavano le case della gente comune. Queste corti la sera si “popolavano” degli abitanti delle case che si riunivano intorno ai più anziani ad ascoltare le tradizioni popolari tramandate verbalmente. In queste strette viuzze le famiglie vivevano insieme e spesso si vedevano le donne che si passavano le pietanze da mangiare da una finestra all’altra. Ancora oggi si possono incontrare simpatici artigiani che lavorano nell’atrio dei palazzi, manufatti come le nasse, le ceste di vimini fatte a mano
  • quella nobiliare, i cui esempi più belli sono rappresentati da Palazzo Senape de Pace – dove ancora oggi vivono gli eredi – e Palazzo Venneri, un palazzo a pianta cinquecentesca rimaneggiata aggiungendo decorazioni in pietra leccese e pietra locale carparo (pietra calcarenitica derivante dalla cementazione di sedimenti di roccia calcarea in ambiente marino).
  • quella sacra: l’esempio più memorabile è dato dall’imponente Basilica di Sant’Agata in Gallipoli, Concattedrale della Diocesi di Nardò Gallipoli, un luogo meraviglioso dove storia, arte, cultura e religione si fondono armoniosamente. La Basilica è una costruzione tipica del barocco salentino del XVII secolo, a croce latina, che è stata edificata nel punto più alto e centrale dell’isola, sul luogo di una chiesetta romanica dedicata a San Giovanni Crisostomo.

E’ facile quindi lasciarsi affascinare dal centro storico di Gallipoli, passeggiando per lo più con il naso all’insù per non perdersi neanche un dettaglio degli splendidi palazzi o del cielo di un azzurro intenso che si intravede tra i tetti delle abitazioni.

I gallipolini sono molto accoglienti ed amano riunirsi e festeggiare, qualsiasi sia l’occasione. E’ forse per questo che nell’arco dell’anno ci sono ben 40 processioni in un continuo alternarsi di eventi che si vivono insieme nelle famose corti del centro storico. Basti pensare che il periodo natalizio a Gallipoli inizia il 15 ottobre di ogni anno, con la ricorrenza di Santa Teresa!

Insomma una di quelle destinazioni che ti sorprendono ogni volta che ci torni e che ti rimangono nel cuore!

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